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Dario Pisapia: “Sailing in the Desert”, la baritona e il coraggio di ricominciare
Dai Queen al progetto solista: il chitarrista racconta il mondo di “Sailing in the Desert”, la baritona e il lavoro necessario per iniziare a pubblicare.
Redazione Radio9
10 ottobre 2026 · 5 min di lettura

L’ascolto del Live at Wembley dei Queen da bambino e una riflessione sull’ambizione durante una call di lavoro: sono due momenti lontani che Dario Pisapia mette in relazione raccontando il suo percorso. Nella primavera del 2025 ha scelto di ripartire con un progetto solista, interamente autoprodotto.
Il singolo strumentale “Sailing in the Desert”, pubblicato il 18 settembre 2026, immagina un mondo postapocalittico in una fase di rinascita. Nelle risposte scritte per Radio9, il chitarrista racconta la scelta della baritona, la difficoltà di cominciare e il desiderio di trasmettere ottimismo e umanità.
1. Qual è stato il momento che ti ha fatto scegliere di intraprendere il tuo percorso musicale?
Ho capito di essere un chitarrista ascoltando il Live at Wembley dei Queen. Ho consumato quella doppia musicassetta. Avevo circa 8 anni e sapevo di essere un chitarrista. Poi nel tempo le cose vanno e vengono e il nuovo impulso è nato durante una call di lavoro in cui si parlava di ambizione. Riflettendo mi sono reso conto che a oltre 40 avevo ormai abbandonato chi ero, le mie ambizioni, per spostarle su qualcosa che mi faceva stare male. Quindi nella primavera del 2025 ho deciso di essere chi sono, rimboccarmi le maniche e iniziare il mio percorso. Un percorso che è appena iniziato e che necessita di correzioni e autocritica continui, ma che finalmente inizia a farmi sentire connesso con me stesso.
2. Da quale immagine o idea è nato “Sailing in the Desert”?
Il mio essere nerd mi porta a immaginare scene e situazioni. Mi sono immaginato un mondo postapocalittico, ma non depresso come si vede in tanti film o libri. L’ho immaginato in una fase di rinascita, un mondo che si è scrollato di dosso le catene e che ha ritrovato la parte umana delle persone. Dove al centro c’è il benessere psicofisico, non la produttività, l’ambiente, non lo sviluppo sfrenato, l’aiuto reciproco, non la lotta tra poveri o per confini immaginari.
Da questa immagine ho fatto nascere alcuni brani, Sailing in the Desert è il secondo di questi, ma ne arriveranno altri.
3. Che cosa ti ha portato a scegliere la chitarra baritona per questo brano?
La chitarra baritona mi sembrava coerente con questa fase, in cui immaginavo navi volanti su deserti aridi, quasi western. Le note basse con cui inizia e finisce sono molto ispirate da questo. Poi da li, come sempre mi accade, è l’istinto che dice cosa deve succedere.
4. Nel lavoro di composizione e produzione, qual è stato il passaggio più impegnativo e come lo hai affrontato?
Due cose, capire chi sono e iniziare. Provo a spiegarmi. Inizialmente sapevo di voler fare il musicista, ma ho dovuto capire come, che tipo, chi sono, cosa posso offrire. Inizialmente ho esplorato diverse strade e ci ho messo parecchi mesi fatti di letture, ascolti, riflessioni, chiacchierate con musicisti e addetti ai lavori. Ero convinto di dover dare solo ad altri, scrivere per altri, quasi non mi sentivo capace di fare il solista.
Invece con il passare del tempo ho capito che solo esponendosi per ciò che si è, si può effettivamente portare qualcosa. Potrà piacere o meno, ma almeno si è se stessi. Se piacerà il modo di suonare, magari nasceranno collaborazioni con altri artisti e altri lavori, ma di base devi dire chi sei, e nel nostro caso, l’unico modo è scrivere.
Qui inizia un’altra parte complessa, iniziare. Almeno per me è stato difficile mettermi li, scrivere, comporre, rendere piacevole a me prima di tutto quello che ne usciva. Ho sempre avuto tantissimi riff pronti, ma creare un brano è differente.
Ma anche qui, l’unico modo è iniziare. Tenta e ritenta, non essere perfezionista. Soprattutto all’inizio, meglio 6 brani buoni che uno solo leggermente più curato. Finchè non si impara, si migliora molto di più chiudendo i brani che non stando sullo stesso. Tanto non siamo mai contenti, troveremo sempre qualcosa che non ci piace, tanto vale pubblicare il brano e concentrarsi sul prossimo, che sarà quasi sicuramente migliore.
5. Che cosa vorresti comunicare con questo brano strumentale a chi lo ascolta?
Ottimismo e umanità. Sono la base di questo concept. Sono convinto, anche in questi tempi bui, che la maggior parte delle persone siano buone, basta metterle nelle giuste condizioni. Esseri umani, sentimenti, sensibilità, sono cose che per me importantissime e mi piace cercare di trasmetterle. In più, un messaggio non solo legato a questo brano e forse troppo ambizioso, è che la musica strumentale non è necessariamente meno piacevole della musica cantata. Hanno momenti e posti diversi, ma possono essere comunque adatte ad un ampio pubblico, non per forza una nicchia di musicisti. In questo senso sto riscontrando pareri molto buoni, e spero di poter dare un minimo contributo. Ma soprattutto, siate buoni, sensibili e ottimisti, insieme.
Crediti e ascolto
Composizione, chitarre, basso, produzione, registrazione, mix e mastering: Dario Pisapia. Fotografia: Dario Pisapia, immagine autoprodotta e autorizzata dall’artista.
Ascolta “Sailing in the Desert” su Spotify · Ascolta su Bandcamp
Intervista scritta raccolta via email da Radio9. Risposte e fotografia utilizzate con l’autorizzazione dell’artista.
Fonti ufficiali
Verifica: 13 ottobre 2026. Consulta le fonti per gli aggiornamenti.


