Interviste / Artisti e storie
Luca DG: “Static”, le interferenze di un amore finito
Da Nocera Inferiore a Londra, Luca Di Girolamo racconta la scrittura di “Static”, la scelta di una voce più fragile e il singolo in arrivo il 23 ottobre.
Redazione Radio9
21 ottobre 2026 · 6 min di lettura

Da Nocera Inferiore a Londra, passando per una chitarra imparata da mancino e per le prime demo conservate nel tempo: Luca DG, nome artistico di Luca Di Girolamo, racconta a Radio9 un percorso in cui musica e ricerca personale si muovono insieme.
Al centro di questa intervista c’è “Static”, il singolo con uscita annunciata per il 23 ottobre 2026. Il punto di partenza è una relazione finita che continua a occupare i pensieri: un odore sui vestiti, parole rimaste in sospeso, la difficoltà di ritrovare la propria voce. Luca spiega come l’abbozzo alla chitarra sia diventato un brano costruito su pianoforte, texture ambient e un’interpretazione più leggera e vulnerabile.
L’intervista
1. Nel tuo percorso da Nocera Inferiore a Londra, quale esperienza ha cambiato maggiormente il tuo modo di scrivere e interpretare le canzoni?
Direi che il trasferimento a Londra ha cambiato, prima di tutto, il mio modo di vivere e di conoscermi e, di conseguenza, anche il modo di fare musica.
Sono originario di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Alle scuole medie il mio professore di musica organizzava delle piccole audizioni durante le lezioni: ci faceva cantare "Cu' mme", anche la parte più impegnativa di Mia Martini. Avevo ancora la voce bianca e fu lì che scoprii di avere una predisposizione per il canto, anche se non sapevo bene come usarla. Da quel momento entrai nel gruppo folkloristico della scuola, tra repertorio popolare e concorsi regionali.
Poi imparai a suonare la chitarra da un amico mancino: il risultato è che ancora oggi suono da mancino senza esserlo! Cominciai a scrivere testi e registrare piccole demo che conservo tuttora. Ogni tanto le riascolto: ci ritrovo emozioni di allora che si mescolano a quelle di oggi.
Dopo le esperienze con band pop-rock, lezioni di canto e serate tra locali, feste e matrimoni, sentii il bisogno di costruire qualcosa che portasse il mio nome. Nel 2009 mi trasferii a Londra. Cercavo anche la libertà di essere me stesso, senza sentirmi giudicato. Non è stato semplice, ma oggi la considero la mia casa lontano da casa.
Lavorare in teatro mi ha permesso di incontrare artisti di tanti paesi. In quel periodo è nato anche il sodalizio con Jay Lucco, amico, musicista e produttore spagnolo, con cui ho realizzato gran parte del mio repertorio, a partire da "Your Words" e dall'EP "Words" nel 2011. Ho inoltre approfondito la tecnica vocale con Rachel Black.
Londra mi ha aperto musicalmente e personalmente. Credo che oggi nelle mie canzoni convivano quella libertà e le melodie con cui sono cresciuto.
2. Da quale immagine o momento concreto è nata "Static", e perché hai scelto proprio questo titolo?
Spesso comincio dalla chitarra: suono qualche accordo e lascio arrivare delle frasi, anche quando inizialmente non hanno un senso preciso. A volte basta un film o una serie a riaprire un ricordo che pensavo sbiadito. Da lì provo a trasformare quello che sento in parole. Ho sempre il notepad dell'iphone a portata di mano. A volte scrivo i miei pensieri in metro, immagino o mi faccio ispirare dalla vita delle persone che mi circondano.
Per "Static" sono tornato alla sensazione di quando una relazione finisce, ma dentro di te continua. Chi viene lasciato può sentirsi l'ultimo a capire cosa stava succedendo e, a volte, anche l'ultimo a riuscire a lasciar andare.
L'immagine più concreta è quella dell'odore dell'altra persona rimasto sui vestiti. È una presenza piccola, quotidiana, ma capace di riportarti indietro all'improvviso.
Il titolo richiama quel sentirsi bloccati, sospesi tra le parole dette e quelle mai arrivate. Mi piace anche il significato di interferenza: qualcosa che continua a occupare lo spazio, fino a rendere difficile ascoltare se stessi.
3. Come hai lavorato sul rapporto tra pianoforte minimale, ambient ed elettronica per dare forma al disorientamento di cui ci parli?
Il primo abbozzo è nato alla chitarra. Successivamente ho portato gli accordi sul pianoforte digitale, all'interno del progetto, e ho cominciato a costruire l'atmosfera intorno alla melodia.
Volevo lasciare spazio alle parole e all'interpretazione, senza riempire ogni momento. Il pianoforte dà al brano una base intima; i pad, i riverberi e le texture ambient creano invece uno spazio più sospeso, quasi etereo.
Ho cercato un equilibrio in cui i suoni accompagnassero il disorientamento del testo senza coprirlo. Anche i vuoti dovevano avere un peso.
4. Quali scelte hai fatto sulla voce e sulla produzione, e chi ti ha accompagnato nella realizzazione del brano?
Rispetto ad altre esperienze, questa volta mi sono lasciato guidare maggiormente dall'istinto. Nella scelta dei suoni, dei sample e dei pad cercavo prima di tutto una reazione emotiva: se qualcosa mi muoveva dentro, provavo a seguirlo e a capire quale spazio potesse trovare nel brano. Durante il lavoro mi sono anche confrontato con alcuni amici musicisti.
Ho curato personalmente la registrazione delle voci, il mix e il mastering. Sulla voce ho fatto una scelta diversa rispetto a molti miei brani precedenti, nei quali tendevo a usare un'emissione più piena. Qui cercavo qualcosa di più leggero e, in alcuni passaggi, più soffiato.
Mi interessava trasmettere la fragilità di quello che stavo raccontando. Ho cercato di non controllare ogni sfumatura e di lasciare nell'interpretazione anche un po' di quella vulnerabilità.
5. Guardando a "Static" e a "December Eyes", che cosa senti di aver conservato e che cosa invece sta cambiando nella tua identità musicale?
Credo di aver conservato il bisogno di partire da un'emozione personale e trasformarla in qualcosa in cui anche un'altra persona possa riconoscersi. "December Eyes" racconta il calore e la dolcezza di un amore che nasce; "Static" si trova quasi dalla parte opposta, quando il legame è finito ma la sua presenza rimane.
A cambiare è soprattutto il modo in cui cerco di raccontare queste emozioni. Ultimamente mi attirano gli arrangiamenti più essenziali e l'alt-pop: sento che mi permettono di dare spazio alla voce, alle parole e a certe sfumature del mio stato d'animo.
Questo non significa che voglia restare dentro una formula. La libertà di essere indipendente è anche poter cambiare direzione, seguire un suono che mi incuriosisce e concedermi il tempo di capire dove mi porta.
All'inizio non devo necessariamente avere tutte le risposte. Quando poi pubblico una canzone, arriva il momento di lasciarla andare: da lì comincia anche la storia di chi la ascolta.
Ascolto e crediti
“Static” — collegamento ufficiale e pre-save · “December Eyes” — collegamento ufficiale · Scheda artista.
Al momento della pubblicazione dell’intervista, l’uscita di “Static” è annunciata per il 23 ottobre 2026: il collegamento dedicato rimanda al pre-save. “December Eyes” è un brano precedente, distinto dalla nuova uscita.
- Musiche e testi: Luca Di Girolamo.
- Registrazione delle voci, mix e mastering: Luca Di Girolamo, come raccontato nell’intervista.
- Produzione indicata dall’artista: ℗ LDGR.
- Copertina di “Static”: Jo Ferrandu.
- Ritratto nella scheda artista: autoscatto di Luca DG.
Intervista scritta per Radio9. Le risposte sono pubblicate integralmente, con minimi interventi di impaginazione. Testi, immagini e relativi estratti promozionali sono forniti e autorizzati dall’artista, anche prima dell’uscita del singolo.
Fonti ufficiali
Verifica: 21 ottobre 2026. Consulta le fonti per gli aggiornamenti.


