Interviste / Artisti e storie
MC YEYO: da Santiago de Cuba all’Italia, la storia di “NO TA’ JAMON”
Gerald Cobas Espino racconta le radici nel rap cubano, la canzone scritta durante la pandemia e il lavoro con Jerry: cinque domande a MC YEYO.
Redazione Radio9
21 ottobre 2026 · 7 min di lettura

“NO TA’ JAMON”, spiega MC YEYO, è un modo molto cubano per dire che le cose non sono facili. Per Gerald Cobas Espino, rapper e autore originario di Santiago de Cuba e oggi attivo in Italia, quella frase tiene insieme una canzone e gli anni che l’hanno trasformata: la prima scrittura durante la pandemia, le revisioni, la registrazione nel 2025 e la pubblicazione del 22 agosto 2026.
Nelle risposte inviate a Radio9 racconta gli inizi con TNT Resistencia, il lavoro con La Familia Vakana, la costruzione della propria base in casa e l’incontro in studio con Jerry. Il suo rap usa il linguaggio della strada per parlare anche di crescita personale, senza rinunciare all’ironia e al piacere di una canzone.
L’intervista
1. Nella tua presentazione collochi l’inizio del percorso alla fine degli anni Novanta. Quale momento ti ha spinto a scrivere e condividere le tue canzoni?
La mia storia con il rap è cominciata a Santiago de Cuba, quando frequentavo ancora la scuola secondaria. Come tanti adolescenti avevo un atteggiamento ribelle, molte domande e voglia di scoprire altri modi di esprimermi. Ascoltavo moltissimo rap portoricano e musica giamaicana, ma non sapevo ancora come trasformare quelle influenze in qualcosa di mio.
Tra il 1998 e il 1999 ho cominciato ad avvicinarmi al movimento urbano della mia città e a imparare da altri ragazzi che facevano già musica. Il mio ingresso in un gruppo è avvenuto quasi per caso: durante un periodo di scuola in campagna, il direttore di TNT Resistencia era venuto a cercare un mio amico. Mi ha sentito rappare e mi ha invitato a far parte del gruppo. Il mio cammino è iniziato così.
All’inizio scrivevo spinto dalla ribellione adolescenziale, senza avere molto chiaro che cosa volessi raccontare. Con gli anni sono arrivate le esperienze, gli errori e un altro modo di osservare quello che succedeva intorno a me. Ho capito che il rap poteva parlare di cose davvero importanti: la violenza, gli abusi domestici e le difficoltà della nostra generazione. Ho anche imparato che avere un messaggio non bastava: bisognava saperlo trasformare in una buona canzone.
2. Che cosa significa “NO TA’ JAMON” e quale storia o situazione concreta ha dato origine al brano?
“NO TA’ JAMON” è un’espressione molto cubana che significa, semplicemente, che le cose non sono facili. La usiamo quando la vita si complica, a volte anche con quel nostro umorismo nel parlare dei problemi.
La canzone è nata durante la pandemia di COVID-19. Erano tempi di porte chiuse, incertezza e persone che perdevano la vita. Visto che non potevamo uscire, ne ho approfittato per scrivere e sperimentare con la musica al computer. Da quel periodo è uscita la prima versione del brano.
Gli anni, però, passavano e vedevo che molte difficoltà, invece di sparire, diventavano più grandi. Così sono tornato al testo e ho riscritto alcune parti della canzone. Non parlava più soltanto del confinamento, ma anche di quello che significa alzarsi ogni giorno e lottare per andare avanti. Sapevo che, quando le porte si fossero riaperte, saremmo dovuti tornare in strada a cercare da vivere; spesso, prima ancora di fare musica, bisognava sopravvivere.
Sono riuscito a registrarla finalmente nel 2025 ed è stata pubblicata il 22 agosto 2026. Per questo il titolo continua ad avere tanto senso per me: una frase semplice che riassume un’esperienza cambiata nel tempo.
3. Parli di un rap sociale e di strada, ma anche di crescita spirituale. Come convivono questi sguardi nella tua scrittura e che cosa vorresti trovasse chi ti ascolta?
Credo che molta gente confonda l’essere di strada con l’essere gangster, e sono cose diverse. Puoi conoscere la strada, il suo linguaggio e le sue realtà senza condurre una vita criminale. La vita quotidiana ti permette di vedere situazioni che non sono sempre quello che sembrano, e anche quelle esperienze possono insegnarti molto.
Uso quel linguaggio diretto, con il suo carattere e la sua forza, ma non faccio musica soltanto per compiacere. A volte dico cose che chi ascolta vuole sentire e altre volte cose che forse preferirebbe non ascoltare. Per me è importante difendere le mie idee senza perdere il rispetto per la capacità di ogni persona di decidere da sé.
Mi considero una specie di filtro: ricevo esperienze difficili, le elaboro e cerco di trasformarle in qualcosa di costruttivo. Così nelle mie parole convivono lo sguardo sociale e la crescita personale e spirituale. Non voglio fare prediche. Mi piacerebbe che qualcuno ascoltasse una canzone, si divertisse, si riconoscesse e, se qualcosa gli accende una curiosità, avesse voglia di pensare, cercare e trarre le proprie conclusioni.
4. Come hai costruito la registrazione, dal testo e dalla base all’interpretazione e alla produzione? Quali decisioni e persone hanno dato forma al risultato?
“NO TA’ JAMON” mi ha accompagnato per anni. L’ho scritta durante la pandemia e ogni tanto ci tornavo, ascoltavo quello che avevo e rivedevo alcune frasi. La canzone è maturata insieme a me.
Anche la base strumentale l’ho creata io, in casa, con un computer, delle cuffie piuttosto scadenti e tanti tutorial. Cercavo un suono che avesse la forza del rap di strada e alcune influenze reggae. Ho sperimentato con suoni e frammenti musicali che trasformavo fino a trovare una direzione che mi piacesse. Poi ho messo da parte il progetto; è passato così tanto tempo che sono arrivato a pensare che non l’avrei mai registrato.
L’occasione è arrivata mentre lavoravamo a un album di La Familia Vakana. Ho utilizzato parte del tempo in studio per alternare le canzoni del gruppo ai progetti personali. Anche mia moglie è stata un sostegno importante: mi ha incoraggiato ad andare avanti e a non lasciare la musica chiusa in un computer.
Nel 2025 ho portato la mia base in studio e ho lavorato con Jerry, il produttore musicale che mi ha accompagnato in quella fase. Abbiamo fatto piccoli aggiustamenti, aggiunto un suono di chitarra creato con un software e lavorato alla registrazione vocale, al mix e al mastering. Sentire il brano finito dopo tanti anni è stata una soddisfazione enorme.
5. Che cosa è cambiato nel tuo modo di fare musica sviluppando il progetto tra Cuba e Italia, e dove vuoi portarlo adesso?
Sinceramente, non sento di essere cambiato così tanto per il fatto di vivere in un altro paese. Ho passato 42 anni a Cuba e sono in Italia da meno di un anno. Porto ancora con me le mie abitudini, il mio modo di pensare e i suoni di Santiago de Cuba: la rumba, la salsa, il reggaeton e il rap con cui sono cresciuto.
Qui trovo molte cose più organizzate e chiare, ma ho visto anche che le preoccupazioni delle persone si assomigliano dappertutto. A Cuba ho conosciuto persone che volevano lavorare e non trovavano come; qui ci sono persone con un impiego che hanno comunque i propri motivi per lamentarsi. Ogni posto ha le sue contraddizioni.
A essere cambiata è la mia esperienza. Dopo tanti anni ho imparato a raccontare storie con meno parole, cercando di far pensare con una canzone senza smettere di intrattenere.
Fin dove voglio portare la mia musica? Fin dove troverò qualcuno che abbia bisogno di un momento di sfogo, di una riflessione o semplicemente di una canzone con cui stare bene. E certo, vorrei anche poterne vivere. Mi piacerebbe che tutti questi anni di impegno ci dessero una vita più tranquilla, anche a mia moglie: che possa riposare, non debba alzarsi sempre prestissimo e possa godersi le sue piccole cose, dal sistemarsi i capelli al farsi le unghie quando vuole. A volte i sogni sono così semplici: fare quello che si ama e condividere una bella vita con le persone a cui si vuole bene.
Ascolto e crediti
Ascolta “NO TA’ JAMON” su Spotify · Scheda artista.
- Voce, testo, composizione, melodia e base strumentale originale: MC YEYO.
- Lavoro in studio, aggiustamenti sonori, mix e mastering: Jerry.
- Elemento di chitarra: suono creato tramite software musicale durante il lavoro in studio.
- Registrazione: 2025.
- Pubblicazione del singolo: 22 agosto 2026, secondo i crediti forniti dall’artista.
- Credito della fotografia: Fotografía: Gerald Cobas Espino (MC YEYO).
Intervista scritta per Radio9. Le cinque risposte sono tradotte integralmente dallo spagnolo, rispettandone il significato. Testo, traduzione, fotografia e brevi estratti promozionali sono autorizzati dall’artista. Il credito fotografico riprende la dicitura esatta da lui richiesta.
Fonti ufficiali
Verifica: 21 ottobre 2026. Consulta le fonti per gli aggiornamenti.


