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Sweet Gorilla: Pav Sharda racconta “King of the World”

Il progetto solista, le collaborazioni e le storie dietro “King of the World” e “It's Your Life”: cinque domande a Pav Sharda, tra scrittura e palco.

Redazione Radio9
20 ottobre 2026 · 7 min di lettura

Sweet Gorilla: Pav Sharda racconta “King of the World” — immagine editoriale
Artwork promozionale “King of the World”: Sweet Gorilla, per gentile concessione di Pav Sharda.

Sweet Gorilla è il progetto solista di Pav Sharda, chitarrista, autore, cantante e polistrumentista con base a Londra. La sua scrittura nasce spesso da una chitarra acustica, prima di prendere forma in studio attraverso arrangiamenti, sovraincisioni e collaborazioni continuative.

In questa intervista scritta per Radio9, Pav racconta il rapporto con Oliver “Ollie” Chubb e Sacha Panknin, il significato di “It's Your Life” e la storia di amicizia da cui nasce “King of the World”. Quest'ultimo è già disponibile in digitale: la campagna radiofonica annunciata nel press kit per gennaio 2027 è un passaggio distinto dall'uscita del singolo.

Le risposte sono state tradotte dall'inglese e abbreviate dalla redazione, preservandone il significato.

1. Sweet Gorilla è il tuo progetto solista, ma si avvale di collaborazioni continuative. Che cosa ti ha portato a lavorare così e come scegli quando coinvolgere Ollie e Sacha?

Prima di tutto sono un chitarrista professionista, e scrivere canzoni ha sempre significato sedermi con la chitarra ed esplorare le idee. Dopo tanti anni nei gruppi ho conosciuto anche le divergenze creative che possono nascere quando più artisti hanno visioni differenti della direzione musicale.

A un certo punto un amico mi ha convinto a tenere un concerto con i miei brani, accompagnato da una band. Ho dovuto insegnare ai musicisti tutto il materiale, ma è stata una rivelazione: potevo mantenere la mia identità artistica e circondarmi di persone capaci di dare vita alle mie idee.

È ancora questa la filosofia di Sweet Gorilla. Scrivo, compongo, arrangio e produco la mia musica, coinvolgendo collaboratori fidati quando sento che possono aggiungere qualcosa di speciale. La direzione creativa rimane mia.

Di solito sviluppo i brani nel mio studio domestico con Logic Pro, sovrapponendo chitarre, tastiere, basso e batteria. Registro una voce guida e poi lavoro sulle interpretazioni definitive e sulle armonie. La cosa più importante è trovare l'anima della canzone; solo dopo mi chiedo che cosa serva ancora.

Per “Good Thing” e “Give Them What They Want”, per esempio, ho chiamato Mark Law, il batterista con cui suono dal vivo. Quando alle tastiere o ai sintetizzatori manca qualcosa, coinvolgo Oliver Chubb: gli descrivo l'idea e Ollie la interpreta con la sua sensibilità. A volte propone qualcosa di inatteso e la musica prende una direzione bellissima.

Preparo un mio mix, poi Sacha Panknin, che gestisce 5000 Records, si occupa dell'editing, del missaggio finale e del mastering. Sa capire il risultato che immagino e ne discutiamo finché siamo entrambi soddisfatti. Queste collaborazioni per me contano moltissimo.

Un'altra cosa a cui tengo è che nella creazione della mia musica e dei miei video musicali non viene usata intelligenza artificiale: sono il risultato del lavoro delle persone, della loro immaginazione e della loro capacità di suonare.

2. Descrivi “It's Your Life” come una canzone per chi fatica a mostrare la propria identità. Come hai trasformato questo sentimento in incoraggiamento, senza offrire risposte troppo facili?

Rifletto molto e cerco sempre di rendere comprensibili pensieri ed emozioni complicati, perché le persone possano riconoscersi in quello che scrivo.

Ho scritto “It's Your Life” per chi parte svantaggiato, per chi vive nella propria ombra o in quella delle persone che ha intorno e non trova la fiducia necessaria per mostrarsi davvero. Il cuore del brano è un invito a uscire da quell'ombra, trovare forza dentro di sé e lasciare emergere la propria individualità.

Non pretendo che le difficoltà della vita abbiano soluzioni semplici. Credo però che la musica possa offrire incoraggiamento, comprensione e speranza. Non volevo dire che andrà tutto bene, ma ricordare che la persona che siamo ha valore, anche quando le circostanze rendono difficile esprimerla.

3. “King of the World” nasce dall'amicizia e dal ricordo di una persona importante. Quale immagine ti ha aiutato a raccontare questa storia?

“King of the World” è dedicata al mio caro amico Conway Wickliffe, che ha perso la vita nel 2007 mentre lavorava al film “The Dark Knight”. Dopo la sua morte, Universal organizzò il viaggio di quindici suoi amici in Nuova Zelanda per partecipare al funerale a Te Kūiti.

È stata una delle esperienze più intense ed emozionanti della mia vita. Per diversi giorni abbiamo accompagnato Conway in varie comunità e marae māori, accolti da cerimonie tradizionali, haka e omaggi. Mi ha colpito la profondità dell'affetto e del rispetto che le persone provavano per lui.

In un momento di raccoglimento mi sono ritrovato a pensare: “Conway, questa settimana sei il re del mondo”. Poi ho capito che, ai miei occhi, lo sarebbe stato sempre. Il titolo nasce lì.

Non parlava di fama, denaro o potere, ma della ricchezza di una vita misurata attraverso amicizia, lealtà e amore. La canzone è cresciuta da quell'esperienza e dai ricordi della nostra amicizia: per me celebra la sua vita e ricorda che le persone che amiamo non ci lasciano mai del tutto.

4. Nel tuo suono si incontrano chitarre e sintetizzatori. Quale scelta di arrangiamento ha cambiato la direzione di questi due brani?

Con “It's Your Life” è successo qualcosa di insolito. Anche se normalmente scrivo sulla chitarra acustica, quando ho cominciato a registrarla sono partito dai sintetizzatori. Riascoltando, ho sentito che il pezzo doveva diventare più atmosferico e ampio rispetto a un semplice arrangiamento acustico.

Dopo aver registrato la voce, ho cominciato a immaginare strati di chitarre intorno a quelle tessiture, per far crescere la dinamica. Ho lasciato che l'arrangiamento si rivelasse, senza costringerlo in una direzione.

Per “King of the World” è stato diverso. All'inizio dominava il ritmo delle chitarre strimpellate, quasi un bordone continuo. Quando ho aggiunto gli arpeggi, sono esplose le idee: altre chitarre, sintetizzatori, melodie, nuovi strati. Sono arrivato a circa duecento tracce!

Avevo esagerato. A quel punto non mancavano le idee: dovevo capire quali togliere, quali parti fossero essenziali e quali invece ostacolassero la canzone. Quando alcuni amici mi hanno detto che non riuscivano a smettere di cantare il ritornello, ho capito che doveva diventare enorme.

Volevo dare a strofe, passaggi di preparazione e ritornelli identità distinte, creando contrasto e attesa. La produzione doveva tenere insieme la riflessione e la tristezza della storia con il suo forte senso di celebrazione.

5. Che cosa succede a queste canzoni quando le porti dal vivo, e che cosa vorresti lasciassero a chi ti ascolta per la prima volta?

Dal vivo la musica acquista un'altra dimensione. L'atmosfera nasce dai musicisti e dagli strumenti, non soltanto dal tentativo di riprodurre le registrazioni. Mark Law alla batteria e Oliver Chubb alle tastiere sono presenze regolari nella formazione con cui suono: insieme rendiamo i brani potenti e spontanei.

Mi piace il contrasto fra canzoni più riflessive e atmosferiche e altre che invitano il pubblico a partecipare. È bellissimo vedere le persone entrare in relazione con qualcosa che magari è cominciato come un pensiero personale, mentre ero da solo con la chitarra.

Un esempio di questo approccio è “Feels Like I'm Still in Love”, che abbiamo registrato dal vivo con il produttore Youth. È stata un'esperienza diversa dal lavoro nel mio studio domestico: ha catturato l'energia e l'interazione dei musicisti che suonano insieme.

Vorrei soprattutto che un nuovo ascoltatore provasse qualcosa. Non deve necessariamente conoscere le vicende personali dietro ai brani: può trovare il proprio significato nella musica. Se “It's Your Life” aiuta qualcuno ad avere un po' più di fiducia in sé, o “King of the World” gli fa ricordare un amico che ha amato e perduto, allora le canzoni hanno ottenuto qualcosa di importante.

E se poi se ne va canticchiando un ritornello, tanto meglio! Vorrei che dietro Sweet Gorilla si riconoscesse una persona vera, che esprime esperienze ed emozioni reali. Per me scrivere canzoni significa questo.

Ascolta e scopri Sweet Gorilla

Crediti dei brani, secondo i materiali forniti dall'artista: testi e musiche di Pav Sharda; voce e strumentazione principale di Pav Sharda; tastiere e sintetizzatori di Pav Sharda e Ollie Chubb; produzione di Pav Sharda e Sacha Panknin; etichetta 5000 Records. Pav dichiara di detenere i master e i diritti editoriali e di non usare AI per la creazione delle registrazioni e dei video musicali. I musicisti citati nella formazione dal vivo non vanno automaticamente attribuiti a ogni registrazione.

Intervista scritta e autorizzazione alla pubblicazione ricevute da Pav Sharda il 20 ottobre 2026. Traduzione e cura: Redazione Radio9.

Fonti ufficiali

Verifica: 20 ottobre 2026. Consulta le fonti per gli aggiornamenti.

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