Interviste / Artisti e storie
We Spoke in Headphones: “Talking Always”, l’improvvisazione diventa un disco
Il progetto collettivo racconta le sessioni in cuffia, le due voci e il rapporto tra registrazioni musicali e film generativi. L’EP esce il 13 novembre.
Redazione Radio9
14 ottobre 2026 · 6 min di lettura

Suonare in cuffia, lasciare che l’improvvisazione trovi una forma e poi riconoscere un disco in quelle registrazioni: We Spoke in Headphones racconta a Radio9 l’origine di “Talking Always”, EP di debutto in uscita il 13 novembre 2026 per Far Above See Level.
Cinque brani e un’identità collettiva, con due voci che dialogano attraverso effetti, armonizzazioni e ambienti sonori. Nell’intervista il progetto distingue le registrazioni musicali, realizzate senza generazione AI, dai film che accompagnano le canzoni e utilizzano invece strumenti generativi.
L’intervista
1. Quale momento vi ha fatto scegliere di trasformare le sessioni in cuffia in un progetto da pubblicare?
Quelle sessioni sono nate qualche anno fa, in un periodo molto particolare delle nostre vite. Eravamo abituati da anni a ritrovarci regolarmente in sala prove, suonando insieme ad alto volume musica più vicina all’alternative rock. Ma una serie di circostanze aveva profondamente cambiato le nostre abitudini e i rapporti sociali. In quel contesto, la musica è diventata una sorta di catarsi, un modo per ritrovare noi stessi, la nostra identità, e interrogarci su quello che stavamo attraversando. La cosa sorprendente di quelle sessioni era il modo in cui l'improvvisazione sembrava andare oltre le intenzioni individuali. Qualsiasi nota, rumore o verso cantato entrava immediatamente in risonanza con il resto, creando un'atmosfera che non dovevamo costruire razionalmente, ma semplicemente seguire. La decisione di trasformare quelle registrazioni in un progetto da pubblicare è arrivata dopo, riascoltando i frammenti musicali che ne erano nati. Ci siamo resi conto di avere tra le mani qualcosa di strano, forse imperfetto, ma estremamente sincero e dotato di una forza emotiva che sentivamo il bisogno di condividere.
2. Che cosa è rimasto di quelle prime improvvisazioni nei cinque brani di “Talking Always”?
È rimasto moltissimo, anche in senso letterale: molti frammenti e intere take presenti nel disco sono ancora quelli delle sessioni originali, compresi gli effetti applicati alle voci. Suonavamo tutti in cuffia, con una catena vocale ricca di effetti: compressioni, distorsioni, modulazioni vocali, echo e riverberi. L'insieme di questi trattamenti introduceva anche una certa latenza che, più che rappresentare un limite tecnico, ha finito per influenzare direttamente il modo di cantare e di interagire con la musica. Sono rimasti i respiri, le incertezze, le batterie suonate con le dita su una tastiera: dettagli che conservano la spontaneità, e persino l'ingenuità, di quei momenti. Quando quelle sessioni sono terminate, il lavoro di produzione è proseguito cercando di preservare quella genuinità, valorizzando il materiale originale senza snaturarlo e dandogli una forma più definita e condivisibile. I cinque brani mantengono una struttura riconoscibile di canzone, ma il loro nucleo espressivo è ancora quello delle prime improvvisazioni.
3. Come lavorate sulle due voci e sul loro dialogo dentro le canzoni?
Inizialmente i brani sono nati con una prima voce che improvvisava sulla musica mentre questa prendeva forma. Già durante le sessioni originali erano presenti alcuni cori, ma il lavoro vero e proprio sul dialogo tra le due voci è avvenuto successivamente, in studio. Anche le parti vocali nascono da un approccio prevalentemente istintivo. La voce viene trattata prima di tutto come uno strumento musicale, che interagisce con gli altri suoni prima ancora di assumere una funzione narrativa attraverso le parole. A partire dalle linee vocali originali abbiamo lavorato sulle stratificazioni, sulle armonizzazioni e sulle possibilità di dialogo tra le due voci, fino a rendere questa interazione una delle caratteristiche stilistiche del disco. Anche nei passaggi in cui sembrano esserci molte voci, si tratta fondamentalmente sempre delle stesse due, con l'aggiunta occasionale di qualche coro. Il lavoro sugli effetti e sugli ambienti sonori ha contribuito ad amplificare sia la componente emotiva delle melodie sia quel senso di alienazione che attraversa il disco.
4. Quali parti della musica e delle voci registrate realizzate voi, e come si distingue questo processo dall’uso dell’AI nei film?
Tutta la musica di Talking Always è stata composta, suonata, registrata e prodotta da noi, attraverso un processo tradizionale di produzione musicale digitale, all'interno di un piccolo home studio. Non ci sono voci, strumenti o beat generati attraverso l'intelligenza artificiale. L'AI è entrata nel progetto soltanto in un secondo momento, durante lo sviluppo dei film che accompagnano le canzoni. Uno dei componenti del gruppo, filmmaker da oltre quindici anni e fondatore di Far Above See Level, la nostra label, ha voluto esplorare non soltanto le possibilità tecniche offerte dai nuovi modelli generativi, ma anche il modo in cui il mezzo stesso può influenzare la forma e il significato di ciò che raccontiamo. Ci interessava proprio il contrasto tra l'origine profondamente umana e spontanea della musica e la natura generativa delle immagini, ma anche la possibilità di raccontare e osservare criticamente la contemporaneità attraverso gli stessi strumenti tecnologici che stanno contribuendo a plasmarla. La distinzione, quindi, riguarda soprattutto i processi produttivi: da una parte le nostre registrazioni musicali, dall'altra un lavoro di scrittura, regia e montaggio cinematografico che utilizza l'intelligenza artificiale al posto della cinepresa per creare le immagini. Due approcci differenti che convivono all'interno dello stesso progetto artistico.
5. Quale brano consigliereste per entrare nell’EP e che cosa vorreste restasse dopo l’ascolto?
Quando le cinque canzoni hanno cominciato a prendere forma, abbiamo concepito Talking Always come un piccolo viaggio. Si tratta di meno di diciassette minuti di musica, per cui, più che consigliare un singolo brano, suggeriremmo di ascoltare l'intero EP tutto d'un fiato, dall'inizio alla fine. C'è molta astrazione nel modo in cui cerchiamo di costruire significato attraverso la musica, le atmosfere, le melodie vocali e i testi. Ci piacerebbe che dopo l'ascolto rimanessero delle domande, ma anche una sensazione di sollievo. Inquietudini e insicurezze sono esperienze che ci accomunano, anche quando nascono da circostanze profondamente diverse e assumono per ciascuno significati del tutto personali. Le sensazioni, del resto, non sempre si possono spiegare. Ed è qui che la musica ci viene in aiuto, quando ciò che proviamo è tanto reale quanto difficile da raccontare. Alla fine, soprattutto, ci piacerebbe che restasse la voglia di ascoltare il disco da capo.
Link e crediti
“Talking Always” sarà disponibile sulle piattaforme di streaming dal 13 novembre 2026.
Sito ufficiale di Far Above See Level
- Musica e testi: We Spoke in Headphones
- Produzione musicale, video e multimediale: Far Above See Level
- Artwork di copertina: Far Above See Level
- Etichetta: Far Above See Level
- “Talking Always”: 13 novembre 2026
Intervista scritta a We Spoke in Headphones per Radio9. Le cinque risposte sono riportate integralmente, rispettando l’identità collettiva e i crediti pubblici indicati dal progetto.
Fonti ufficiali
Verifica: 15 ottobre 2026. Consulta le fonti per gli aggiornamenti.


