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Maicol Cavestro: la storia di “Accetto chi sono”
Il cantautore racconta l’accettazione di sé, i suoi riferimenti musicali e il significato della voce parlata di Fabio Giraldo nel singolo.
Redazione Radio9
8 ottobre 2026 · 5 min di lettura

“Accetto chi sono”, pubblicato il 7 agosto 2026, porta al centro della scrittura di Maicol Cavestro il rapporto con la propria identità e con il giudizio degli altri. Il cantautore ci racconta come un percorso personale sia diventato una canzone da condividere e perché abbia scelto di affidare a Fabio Giraldo un breve intervento parlato.
Cinque domande, nelle risposte scritte che Maicol ha inviato a Radio9.

Cover ufficiale di “Accetto chi sono”. Ph. Francesco De Maria.
1. Qual è stato il momento che ti ha fatto scegliere di intraprendere la carriera musicale?
Non credo ci sia stato un unico momento in cui ho deciso: “Da oggi farò il cantautore”. È stato un percorso che si è costruito nel tempo. La musica faceva già parte della mia vita, ma dal 2014 ho iniziato a portarla fuori, a cantare davanti alle persone e a presentare le mie canzoni. Da allora ho capito che scrivere e interpretare brani era un modo per raccontare ciò che vivevo e sentivo.
Per me la musica è diventata uno spazio in cui posso essere sincero. Quando canto, riesco a dare forma a emozioni che a volte non è semplice spiegare a parole. E quando una persona si riconosce in una mia canzone, sento che quella storia non mi appartiene più soltanto: può diventare anche sua. È questo incontro con chi ascolta che mi spinge a continuare.
2. Quando hai sentito che il percorso raccontato in “Accetto chi sono” poteva diventare una canzone da condividere?
“Accetto chi sono” nasce da un percorso personale, dal bisogno di fare i conti con la propria immagine, con le proprie fragilità e con il peso dei giudizi. Mentre lavoravo al brano, ho capito che quelle emozioni non erano soltanto mie: tante persone sanno cosa significa sentirsi fuori posto, cercare di corrispondere alle aspettative degli altri o avere paura di mostrarsi per quello che si è.
A quel punto ho sentito che poteva diventare una canzone da condividere. Non volevo dare lezioni o offrire una soluzione semplice, ma raccontare un cammino: imparare a guardarsi con più comprensione, accogliere anche le proprie ombre e smettere di chiedere scusa per la propria identità. Se qualcuno, ascoltandola, si sente capito o trova un po’ di coraggio, allora la canzone ha raggiunto il suo scopo.
3. Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo modo di scrivere e interpretare la musica?
Tra i miei punti di riferimento ci sono Riccardo Cocciante, Mia Martini, Tiziano Ferro, Alessandra Amoroso e Marco Masini. Sono artisti diversi, ma in ognuno ritrovo qualcosa che mi emoziona: la forza interpretativa, la capacità di dare intensità alle parole e di raccontare sentimenti profondi senza paura. Non cerco di imitare il loro stile; quello che mi arriva da loro è soprattutto il valore dell’autenticità e del coinvolgimento emotivo, che provo a portare nel mio modo di scrivere e cantare.

Maicol Cavestro. Ph. Francesco De Maria.
4. Come è nata la scelta di inserire la voce parlata di Fabio Giraldo e quale ruolo ha nel racconto?
La voce di Fabio è entrata nel brano in modo molto naturale. Fabio è una persona importante nella mia vita e, quando ho immaginato questo passaggio, ho sentito che fosse giusto affidarlo proprio a lui. Non volevo aggiungere una voce qualsiasi: desideravo che in quel momento ci fosse una presenza capace di dare alle parole un significato ancora più intimo e vero.
Il suo intervento dura solo pochi secondi, ma per me è uno dei punti più importanti dell’intera canzone. Quando dice «Guardati, lo sai che sei abbastanza? Non aver paura, non nasconderti» , il brano sembra fermarsi e rivolgersi direttamente a chi ascolta. Quelle parole diventano un incoraggiamento, ma custodiscono anche qualcosa di personale: dentro la canzone c’è una parte del legame e della fiducia che condivido con Fabio.
Per questo la sua voce non è un semplice inserto: è il momento in cui il messaggio di “Accetto chi sono” si fa più vicino. È come se, per un istante, qualcuno ci ricordasse che possiamo smettere di nasconderci e imparare a riconoscere il nostro valore.
5. Che cosa vorresti che restasse di questa canzone a chi la ascolta?
Vorrei che restasse la sensazione di non essere soli e, soprattutto, l’idea che non dobbiamo nasconderci o diventare qualcun altro per meritare rispetto e affetto. Accettarsi non significa pensare di essere perfetti o avere sempre tutte le risposte; significa provare a guardarsi con più verità e meno durezza, riconoscendo il proprio valore anche nei momenti in cui è difficile farlo.
Se “Accetto chi sono” riuscisse ad accompagnare anche una sola persona in quel percorso, o a darle la spinta per non vergognarsi di ciò che è, ne sarei felice. Mi piacerebbe che, alla fine, chi l’ascolta potesse portare con sé una frase semplice ma importante: sono abbastanza così come sono.
Crediti del singolo
- Testo: Maicol Cavestro.
- Musica: Maicol Cavestro e Giovanna Bussandri.
- Produzione: Fabio Vaccaro.
- Voce: Maicol Cavestro; intervento parlato di Fabio Giraldo.
- Fotografie e cover: Francesco De Maria.
Ascolta e segui Maicol
Ascolta “Accetto chi sono” su Spotify · Guarda il videoclip ufficiale su YouTube · Instagram di Maicol Cavestro.
Intervista scritta a cura di Radio9. Risposte e immagini pubblicate con il consenso dell’artista.
Fonti ufficiali
Verifica: 8 ottobre 2026. Consulta le fonti per gli aggiornamenti.

